Fare Forex in concomitanza di crisi geopolitiche

Il continuo verificarsi di crisi geopolitiche in alcune aree del mondo considerate fondamentali, ad esempio il Medio Oriente, può riflettersi con grande forza sui mercati azionari e valutari, presentando però l'opportunità per guadagnare, a patto di padroneggiare alcuni concetti.

Chi investe sul Forex lo sa benissimo: prima di farlo occorre anche dare una bella occhiata a quanto accade in giro per il mondo, sia a livello economico, che politico. Sono tanti i fattori che possono influire sulle quotazioni delle divise, a partire dagli indicatori macroeconomici, ovvero i dato che periodicamente vengono rilasciati dagli istituti di statistica. Ogni volta che arrivano i dati sull'occupazione negli Stati Uniti il dollaro entra in fibrillazione, mettendo in allarme i mercati, come del resto accade per i dati riguardanti il prodotto interno lordo. Ma non sono soltanto i dati macroeconomici ad indirizzare i mercati.

I dati geopolitici


Un altro dato estremamente importante che va attentamente osservato è quello riguardante la situazione politica in particolare in alcune aree del mondo considerate fondamentali per l'approvvigionamento energetico. Il caso più classico in assoluto è quello rappresentato dal Medio Oriente, zona ritenuta di vitale importanza a causa della presenza di pozzi di petrolio che riforniscono ogni giorno le economie più importanti. Lo scoppio di conflitti o tensioni in questa area, comporta effetti disastrosi in relazione all'aumento del prezzo del greggio, che schizza verso l'alto comportando un aumento della già salata bolletta cui sono costrette a sottoporsi molte economie dell'Occidente più evoluto.

Le crisi geopolitiche hanno un effetto molto rilevante sui mercati

Il caso libico


Il caso libico, che pure proviene da un'altra area geopoliticamente diventata instabile nel corso degli ultimi anni, è emblematico. La fine del regime di Gheddafi ha infatti comportato un periodo di profonda instabilità che ha la sua più clamorosa manifestazione nei barconi provenienti dal continente africano e che partono proprio dalle coste del paese maghrebino. La manifestazione meno evidente, ma non per questo meno importante di questa instabilità è però l'aumento del costo del petrolio sui mercati, dovuto proprio alla valutazione del fatto che in breve i disordini scoppiati di recente nel paese potrebbero rendere praticamente impossibile contare sui pozzi libici. Una eventualità che fa letteralmente tremare il polso ai governanti europei, in particolare a quelli più legati al petrolio in arrivo dalla Libia, come appunto l'Italia.

Il caso ucraino


Italia che si trova in difficoltà anche per quanto riguarda un'altra fonte privilegiata di rifornimento, ovvero il gas russo che transita attraverso l'Ucraina. Lo scoppio del conflitto tra questo paese e la Russia, ha infatti posto una lunga serie di interrogativi, legati anche al fatto che in presenza di un regime di sanzioni adottato da Stati Uniti e Unione Europea verso il paese guidato da Vladimir Putin, i russi potrebbero decidere di chiudere in tutto o in parte i rifornimenti. Una ipotesi abbastanza remota, al momento, ma non certo da scartare. Che, ove si verificasse, avrebbe conseguenze di larga portata sul Forex e che di conseguenza costringe i trader a guardare con estrema attenzione alle notizie provenienti di giorno in giorno da quell'area.

Perché gli avvenimenti ucraini potrebbero incidere sul Forex


Il conflitto in Crimea rappresenta agli occhi dell'opinione pubblica mondiale un vero e proprio spettro. Le notizie che arrivano al riguardo sono in effetti molto inquietanti, con lo spiegamento di missili e forze della Nato al confine con la Russia e la risposta durissima di Putin, che avrebbe già allertato la popolazione e fatto puntare i suoi arsenali bellici contro le capitali europee. Uno scenario inquietante tale da evocare la Terza Guerra Mondiale, ma allo stesso tempo in grado di mettere sull'avviso i trader consigliandoli ad interrogarsi su quali possano essere gli strumenti finanziari per guadagnare dai disordini che potrebbero essere innescati dall'ulteriore evoluzione della crisi.

La crisi del rublo e del mercato azionario russo


Il primo effetto di quanto sta accadendo è il forte deprezzamento in atto per le valute locali dei paesi che si trovano attualmente al centro del conflitto. In particolare il rublo si trova nel centro di una vera e prorpia tempesta, che ha portato la moneta russa ai livelli minimi nel confronto con il dollaro. Una situazione che ha spinto la Banca centrale ad adottare contromisure d'emergenza, alzando i tassi di interesse per sostenere il rublo. Anche il mercato azionario russo ha risentito in maniera molto forte degli ultimi eventi, tanto che l'indice del mercato russo, il RUS50, ha avuto una contrazione nell'ordine del 12% nel giro di pochi giorni, una volta che si è verificata l'escalation di tensione dell'area e che gli Stati Uniti hanno deciso di aderire alle sanzioni economiche elevate dall'UE. Anche la divisa ucraina è però andata in crisi, spinta anche dalle notizie riguardanti il prossimo default del paese, che sembra ormai alle porte, nonostante il tentativo dell'Unione Europea di sostenere il paese.

Anche l'Europa potrebbe essere contagiata?


Secondo gli addetti ai lavori, il contagio potrebbe però rapidamente estendersi all'Europa. Lo spazio economico europeo è infatti strettamente collegato con l'Ucraina e potrebbe risentire ben presto in maniera molto forte degli eventi. Non va poi dimenticato il sostegno già accordato al paese, che ormai non è più in grado di ripagare i soldi prestati.

In caso di crisi geopolitiche, gli investitori prediligono i beni rifugio

Considerato il clamore che circonda le trattative con la Grecia, si può comprendere come un paese molto più grande di quello ellenico, l'Ucraina appunto, potrebbe rivelarsi un vero e proprio macigno per i mercati europei dei capitali e per la stessa tenuta dell'euro. Mentre sono molto meno vulnerabili, al momento, i mercati azionari statunitensi, i quali non possono comunque chiamarsi fuori, vista la drammatica velocità con cui le crisi globali si propagano ormai da tempo.

I beni rifugio


Le crisi geopolitiche hanno poi ricadute molto forti sui cosiddetti beni rifugio, ovvero quelli che sono visti come una vera e propria scialuppa di salvataggio ogni volta che la tensione inizia a salire sui mercati, drenando risorse dai beni più volatili. I beni rifugio sono in particolare lo yen, il franco, l'oro, l'argento e, in particolare, il dollaro statunitense, la principale valuta a livello mondiale. Strumenti finanziari sui quali puntano i grandi investitori nei momenti di panico e sui quali convergono gli ordini dei trader in caso di tensione, per poi essere oggetto di massicce vendite quando la situazione si sia ristabilita. Un dato che va tenuto nel debito conto da chi opera sul Forex o sugli altri mercati finanziari e azionari se non vuole all'improvviso venirsi a trovare con il classico cerino in mano.

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Dott. Dario Marchetti
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